Dacriocistiti

Gestione dell'epifora

La lacrimazione eccessiva, o epifora, non è soltanto un fastidio estetico o sociale, ma spesso il segnale di un malfunzionamento del sistema di drenaggio oculare. Quando il “canale di scolo” che porta le lacrime verso il naso si ostruisce, il ristagno del liquido può degenerare in infezioni dolorose e pericolose, note come dacriocistiti.

Classificazione clinica

Cos’è la dacriocistite?

La dacriocistite è l’infiammazione del sacco lacrimale, solitamente causata da un’ostruzione del condotto naso-lacrimale. Si distingue in due forme principali:

Dacriocistite acuta

Si manifesta con un improvviso gonfiore rosso, caldo e molto dolente nell'angolo interno dell'occhio (vicino al naso). Può associarsi a febbre e fuoriuscita di materiale purulento. È un'urgenza che richiede una terapia antibiotica immediata.

Dacriocistite cronica

Caratterizzata da una lacrimazione costante e dalla presenza di secrezioni mucose. Il sacco lacrimale diventa un serbatoio di batteri, aumentando il rischio di gravi infezioni corneali.

Diagnosi dell' ostruzione lacrimale

Per definire il corretto approccio terapeutico, è necessario individuare l’esatta sede dell’ostruzione. Il protocollo diagnostico prevede:

Test di lavaggio delle vie lacrimali (Siringazione)

Si inserisce una piccola cannula indolore nel puntino lacrimale per irrigare il canale con soluzione fisiologica. Se il liquido non arriva in gola ma torna indietro, l'ostruzione è confermata.

Test alla fluoresceina

Si valuta il tempo di scomparsa di un colorante dall'occhio per misurare l'efficienza del drenaggio.

Esami strumentali (Dacriocistografia o TC)

Riservati ai casi complessi o post-traumatici per visualizzare l'anatomia ossea e dei tessuti molli prima della chirurgia.

Trattamento e soluzioni chirurgiche

Se nelle fasi iniziali o infettive la terapia è medica (antibiotici e massaggi specifici), l’ostruzione meccanica richiede quasi sempre una risoluzione chirurgica per ripristinare il deflusso delle lacrime.

01.

Dacriocistorinostomia (DCR)

È l’intervento d’elezione (“gold standard”). Consiste nella creazione di una nuova via di passaggio tra il sacco lacrimale e la cavità nasale, bypassando l’ostruzione.

02.

Tecnica esterna

 Eseguita tramite una micro-incisione cutanea quasi invisibile, offre tassi di successo altissimi (oltre il 90-95%).

03.

Tecnica endoscopica

Eseguita dall’interno del naso, evita cicatrici esterne ma richiede un’anatomia nasale idonea.

04.

Sondaggio e Intubazione

In casi selezionati, si inseriscono dei piccoli tubicini di silicone (stent) per mantenere pervio il canale durante la guarigione.

Gestione terapeutica e igiene palpebrale

Il trattamento della blefarite richiede costanza e una strategia combinata. Poiché si tratta spesso di una condizione cronica, l’obiettivo primario è il controllo dell’infiammazione e la prevenzione delle riacutizzazioni.

Protocollo di igiene palpebrale

Rappresenta il cardine della terapia e prevede l'uso di impacchi caldi per fluidificare il segreto ghiandolare, seguiti da una pulizia meccanica dei margini palpebrali con garze specifiche medicate.

Terapia farmacologica

In presenza di sovrainfezioni batteriche o infiammazione severa, l'oculista può prescrivere pomate antibiotiche o associazioni cortisoniche per brevi periodi

Trattamenti Strumentali

Nei casi di blefarite posteriore persistente, tecnologie come la Luce Pulsata (IPL) o il sondaggio delle ghiandole di Meibomio possono offrire benefici duraturi ripristinando la corretta funzionalità ghiandolare.

Una corretta gestione della blefarite è essenziale non solo per il comfort del paziente, ma anche per prevenire complicanze correlate, quali calazi, orzaioli e cheratiti marginali.

Protocolli diagnostici e approcci terapeutici

La diagnosi di precisione si avvale dell’esame del fondo oculare integrato da indagini strumentali avanzate come la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT) e l’Angio-OCT, che permettono di visualizzare i fluidi sottoretinici e le membrane neovascolari senza l’uso di mezzi di contrasto.

Attualmente, il trattamento dell’AMD essudativa si basa sulla somministrazione di farmaci anti-VEGF tramite iniezioni intravitreali, mirate a bloccare la crescita dei vasi anomali e a ridurre l’edema maculare. Per la forma secca, sebbene non esistano ancora terapie risolutive, il protocollo clinico prevede l’uso di integratori alimentari specifici ad alto dosaggio di antiossidanti (protocollo AREDS) per rallentare la progressione verso gli stadi più gravi della patologia.

Prenota una valutazione oftalmologica personalizzata

Un inquadramento clinico completo, basato su anamnesi, visita specialistica ed esami diagnostici mirati, per definire il percorso più adatto alle tue esigenze visive.

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